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| Recensioni - "¡Venid a ver la sangre por las calles!" |
rocksound
(...) Gli Stardog hanno il pregio di essersi inseriti in una nicchia ancora poco esplorata dai loro colleghi italiani e, allo stesso tempo, mostrano di avere ampi margini di crescita (...)
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www.mescalina.it
(...) “Venid A Ver La Sangre Por Las Calles!” ha un ghigno feroce, eppure non perde quella mira che gli Stardog avevano dimostrato di possedere e che appare ora come loro carattere distintivo.
Anche quando la chitarra elettrica colpisce secca e truce, come in “The Crash”, e il pezzo procede storto con la voce che sbatte contro le “doors of foly”, gli Stardog non si smarriscono, erigono un suono che si impunta e non cade. (...)
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www.kronic.it
(...) Solo cinque brani, tra l'altro piuttosto eterogenei, che mostrano qualche ingenuità a livello di produzione ma mettono in luce, oltre alla bella voce di Manuel Lieta, soprattutto un bel talento ed una lodevole attitudine ad assimilare mille contaminazioni, spaziando dal rock più viscerale ad una di tex mex elettrico e sofferto dopo aver accarezzato il blues e tutto ciò che di buono è possibile riporare a casa dall'altra parte dell'oceano. (...)
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www.rockit.it (...) al di là dell'indubbia passione di questi cinque ragazzi per un certo tipo di atmosfere, che cosa trasmette questo cd?
Trovare una risposta è difficile. E d'altronde, gli Stardog hanno scelto un genere in cui capifila ed epigoni hanno già dato quasi tutto e non propongono, almeno allo stato attuale, un nuovo sviluppo. Si limitano a farci vedere che hanno imparato la lezione. (...)
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www.bloomriot.org
(...) A fine ascolto dell'intero supporto, l'idea è di una storia d'amore che inizia “Aspettando La Tempesta”, soffre con il “Botto” e s'innamora di “Nostalgia”. Litiga come “Cani Incazzati” e piange per la sottile “Linea” che separa l'amore dalla buia tristezza. Un lavoro ottimo.
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www.musicclub.it
(...) Nessuna sconvolgente originalità, solo arrangiamenti semplici e affascinanti, una voce espressiva e la capacità di evocare atmosfere costruendo ora sinuose dark-songs (Waiting for the Storm), ora impeccabili ballate (Duende), comunque imprimendo una personale forma di pathos, che si realizza nel contorto, insistito svilupparsi dei temi musicali. (...)
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